Chi siamo

 

la-contea
Da sinistra, in senso orario: Alberto, Nanni, Samuele, Daniele, Alessandro, Davide

5 settembre 2015. Sestri Levante, Baia del Silenzio. Il compleanno di Alberto si esce a cena: pesce in ogni modo, cotto, crudo, grande, piccolo. E i figli a casa. Alberto e Daniele lo festeggiano sempre così, con le rispettive mogli, Francesca e Valentina. L’unica differenza è che questa volta festeggiano ma non troppo: il lavoro non va – che novità… –. Anzi, il lavoro non c’è più. Disoccupazione. Alberto come tanti altri, non è mica l’unico in Italia. Che novità… Un giorno lavori, l’altro no. Ora, per uno strano caso che non sanno spiegare, entrambi avevano letto articoli dedicati all’elicicoltura. Elici che? Allevamenti di lumache, una cosa assurda. E assurdo è anche parlarne a cena. Francesca e Valentina non ne sono entusiaste. Eppure…

Eppure Alberto fa il primo passo: «Proviamoci». Lui se si mette in testa una cosa riesce a farla, a qualsiasi costo. Proprio nel senso della parola “costo”: non bada a spese. Qualsiasi cosa la fa facile: «Cosa vuoi che ci voglia? Non ci vuole mica una laurea». Daniele è l’opposto. Prudente all’inverosimile. Sospettoso e timoroso. Per decidere una cosa la valuta mille volte, vuole sapere quanto costa e se riesce a farla spendendo meno del previsto. Si muove un passo alla volta, un soldino al giorno. Però ci sta: «Va bene, proviamoci». Il connubio sembra buono: Daniele gestisce le scarse finanze; Alberto fa con i pochi soldi che hanno, soprattutto con la buona volontà. Con i due non può mancare il fratello di Alberto, Davide. Genoano più di Alberto. Chiacchierone più di Daniele. Giramondo più di loro.

Serve un nome: «La Contea», decide Davide. Bingo! Poi a un’azienda agricola servono campi e soprattutto chi li lavora. «Per fortuna sono disoccupato», dice Alberto. Una battuta ma non troppo, lui è l’unico che ha tempo di stare nei campi. Anche la terra c’è: a San Salvatore, sotto la Basilica dei Fieschi, non male come zona. Il resto è tutto un po’ più complicato: Alberto di casa sta a Chiavari, Daniele vive e lavora a Milano, Davide è di base a Londra ma si sposta per il nord Europa. I primi mesi li passano su Skype a orari improponibili per condividere ogni cosa, sempre. E la prima è che serve una persona che aiuti Alberto.

Samuele è un amico, lo conoscono da una vita, sa fare tutto. Ama fare il cemento ma è col pennello che dà il meglio. È un artigiano, uno che studia le cose nel dettaglio: precisione o niente. Samuele però non ci mette un attimo a prendere le decisioni, anzi. Così parte il primo approccio, poi il corteggiamento, poi lo stalkeraggio vero e proprio. Nel frattempo Samuele è nei campi con Alberto, ci va dopo aver finito i suoi lavori e spesso anche quando non li ha ancora terminati. Praticamente c’è sempre stato. Alberto, Daniele e Davide non sanno dire se a qualcuno di loro Samuele ha detto esplicitamente «sì, ci sto». Non importa, nella Contea ci doveva essere anche lui. E alla fine c’è.

Davide, Daniele, Samuele, Alberto
Da sinistra: Davide, Daniele, Samuele, Alberto

E con loro c’è anche Nanni, papà di Alberto e Davide. Per i quattro trentenni Nanni è semplicemente il Pres. Una carica inesistente, ma fondamentale. Per l’esperienza in mezzo ai campi, per l’umorismo con cui affronta la vita, per la saggezza che gli adulti hanno sempre in tasca. 

Sarebbero stati a posto così se non si fossero trovati davanti un uomo di un metro e ottanta, due spalle belle larghe e i bicipiti gonfi e tatuati. Alessandro aveva chiesto informazioni sull’allevamento di chiocciole. «Lo sviamo. Gli diciamo che l’elicicoltura rende poco rispetto all’investimento iniziale. I numeri che circolano sul web sono tutti ritoccati, sono un sacco di balle (cosa abbastanza vera, ndC)! Lo convinciamo a fare altro, meglio non avere concorrenti nei dintorni». La strategia di Alberto e Daniele era chiara e decisa. Erano cosi sicuri di farcela che Alessandro è diventato il quinto della banda. L’ultimo arrivato, eppure qualcuno lo ha già battezzato “il capitano”. Per quel tatuaggio sul braccio sinistro e per l’età: 44 anni, il più grande di tutti. Ma non è solo questo a convincere Davide, Samuele, Alberto e Daniele. «Mettiamolo alla prova tre mesi e vediamo che tipo è». Puntuale, silenzioso, disponibile, indipendente. Alessandro dopo una settimana sapeva cosa fare, come muoversi, quando tagliare l’erba, quando e come raccogliere le lumache, dove cercare gli atrezzi. Ma non è solo il lavoro nei campi. Alessandro la sera, quando ne ha ancora le forze, studia e legge, si informa e domanda. È curioso. Ha quella maturità per capire che l’esperienza è fondamentale, ma a quella va sempre affiancata della buona teoria.

Ecco, La Contea è nata così. Da un bisogno di Alberto che è diventato un bisogno anche per Daniele e Davide. Poi per Samuele e infine per Alessandro. Non sanno ancora bene dove porterà tutto questo, ma le idee non mancano e nemmeno le persone che hanno iniziato a coinvolgersi, incontrate forse per caso in questo, finora, breve cammino.

Campo nonna

Alberto Vaccarezza, classe 1980, ha ricoperto il ruolo di operatore sanitario e di responsabile del personale. È complicato misurarlo: quando diluvia per lui son due gocce; se tira un vento gelido, per lui è una piacevole brezza; se per fare qualcosa ci vuole un mese, per lui bastano pochi giorni, anzi lui l’ha già fatta. Insomma, la realtà la vede a modo suo: sempre bella. E questa è la sua forza. Determinato e testardo, ottimista e speranzoso.

Daniele Guarneri, classe 1981, giornalista professionista, lavora e vive a Milano. Vuole conoscere i dettagli di ogni cosa, non lascia nulla al caso, delega volentieri ma in verità la cosa non lo lascia tranquillo. Indubbiamente meticoloso, inevitabilmente un rompi scatole. Vorrebbe poter controllare ogni cosa, praticamente impossibile. Se un contratto è stato firmato lui non festeggia perché sul conto corrente non vede ancora i frutti del lavoro.

Davide Vaccarezza, classe 1982, responsabile commerciale per il nord Europa di una importante multinazionale di Chiavari che lavora in ambito sportivo. Vive a Londra. Con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così, di quelli che hanno la battuta sempre pronta. Se è nervoso non lo dice e lo nasconde bene, del gruppo è quello che riesce a mediare facili euforie e inevitabili depressioni. Architetto e designer mancato, il gusto del bello, nella Contea, appartiene a lui.

Samuele Bona, classe 1980, libero professionista, artigiano, coloritore, persino muratore. Praticamente tuttofare. Pratico e di poche parole. È il quarto che è arrivato in Contea, dopo un estenuante corteggiamento al limite dello stalkeraggio. Ci mette giusto un “attimino” a decidere una cosa, ma poi dà tutto. Il suo imperativo è fare le cose con estrema precisione. Se una cosa va fatta, si deve fare bene, non ci sono vie di mezzo, perché il meglio è nemico del bene.

Alessandro Farè, classe 1972, milanese doc trapiantato a Lavagna ormai da qualche anno. Prima di trasferirsi in questo angolo di Liguria ha maturato un’ottima esperienza nel campo degli integratori alimentari come responsabile preparazioni di un’azienda farmaceutica della capitale meneghina. Lì si è occupato anche della gestione delle materie prime e del personale produttivo.

 

 

Annunci